Grandi Operisti Per Giovani Cantanti PDF

Jump to navigation Jump to search La tradizione dell’opera italiana è una delle più celebri della musica lirica e dell’opera nel mondo. I primordi del melodramma sembra si possano vedere fin dall’inizio del XVI secolo negli « intermedi » eseguiti fra un atto e l’altro di una commedia recitata e nella cosiddetta « pastorale grandi Operisti Per Giovani Cantanti PDF », o « tragicommedia », durante la quale alcuni personaggi intervenivano nell’azione drammatica esprimendosi sia cantando che suonando strumenti.


NR 13811300 / Baritone Voice and Piano / SCORE /

La prima opera interamente in musica, la favola pastorale Dafne si cominciò a progettare in ambiente fiorentino già nel 1594 per mano del librettista Ottavio Rinuccini con musica di Jacopo Corsi e Jacopo Peri. L’opera fu rappresentata in pubblico nel 1598. Mentre l’opera prendeva piede in tutta Italia ed Europa, nacquero nel paese diverse scuole locali, in particolar modo quella napoletana, romana e veneziana. Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola musicale napoletana. Nell’area di Napoli, già dalla prima metà del Cinquecento si sviluppò una radicata cultura per la composizione e per la musica che porterà alla nascita della Scuola musicale napoletana.

In città, nel corso della metà del XVI secolo iniziarono ad apparire già i primi conservatori che diverranno poi punto cardine in tutto il panorama musicale europeo. Barberini, ai vertici della vita mondana romana nei primi decenni del Seicento. Tra i compositori che operarono in questo periodo si possono ricordare: Luigi Rossi, Michelangelo Rossi, Marco Marazzoli, Paolo Quagliati, Virgilio Mazzocchi. Aumentò il numero dei personaggi e di conseguenza divennero molteplici gli intrecci drammatici.

Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola veneziana. I teatri erano già adibiti alla recita di commedie e vennero solo riadattati da alcune ricche famiglie, però questa tendenza fu di grande importanza perché di fatto ci si dirigeva sempre più verso una concezione imprenditoriale dell’opera in musica. I soggetti della nuova opera in musica erano in genere tratti dalla storia romana e dalle leggende su Troia, per celebrare gli ideali eroici e la nobile genealogia dello Stato veneziano, comunque non mancano vicende amorose e romanzesche. Le opere contano per lo più di tre atti, diversamente da quelle principesche che di norma ne contavano cinque. Gran parte della versificazione è ancora quella del recitativo, tuttavia spesso nei momenti di forte tensione emotiva vi sono frasi melodiche ariose dette arie cavate proprio perché « tolte » dal recitativo.

Gli operisti che più contribuirono alla notorietà e allo sviluppo dell’opera veneziana furono Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli e Antonio Cesti. Lo stesso argomento in dettaglio: Opera seria. Durante il Settecento la vita artistica e culturale italiana fu fortemente influenzata dagli ideali estetici e poetici degli appartenenti all’Accademia dell’Arcadia. L’influenza delle teorie arcadiche si può notare nella tendenza a comporre arie isometriche di ugual numero di versi, dal linguaggio semplice ed eufonico. Il recitativo più impiegato è quello ‘secco’ o ‘semplice’, chiamato così perché ‘semplicemente’ accompagnato dal solo basso continuo.

Raramente si utilizza quello ‘accompagnato’ o ‘obbligato’ o ‘strumentato’, nato attorno al 1720, dall’usanza di accompagnare gli ‘ariosi’ con l’orchestra. Nella seconda parte del Settecento si assistette, per volontà di alcuni sovrani e di esimi compositori e librettisti alle loro dipendenze, al tentativo di fondere l’opera italiana con la ‘tragedie lirique’ francese. Questo tentativo fu incoraggiato dal ducato di Parma, la corte italiana più sensibile alla cultura d’oltralpe. Tutte queste spinte assolutamente positive verso l’opera francese vennero accolte e portate alla loro massima espressione dal compositore tedesco Christoph Willibald Gluck in collaborazione con il librettista italiano Ranieri de’ Calzabigi, artefici della cosiddetta ‘riforma dell’opera’. Lo stesso argomento in dettaglio: Opera buffa.

L’opera buffa è uno stile sviluppatosi nel Settecento a Napoli e prese successivamente piede prima a Roma e poi in tutta Italia fino all’Europa intera. Questa forma iniziò a svilupparsi con l’opera Il trionfo dell’onore di Alessandro Scarlatti nel 1718. Nella seconda parte del Settecento l’opera comica deve la sua fortuna alla collaborazione del drammaturgo Carlo Goldoni con il musicista Baldassare Galuppi. 2-3 atti, creando libretti per opere di ampio respiro, che differiscono significativamente da quelle del primo Settecento per la complessità delle trame e della psicologia dei personaggi tra i quali se ne annoverano alcuni di seri, a discapito di quelli caricaturati in maniera esasperata. Dalla collaborazione di Goldoni con un altro famoso compositore, Niccolò Piccinni, nacque il genere semiserio, che vede agire durante lo spettacolo due personaggi buffi, due nobili e due mezzi caratteri. La versificazione Goldoniana è caratterizzata da uno stile più omogeneo rispetto a quello polimetrico dei lavori precedenti.

Lo stesso argomento in dettaglio: Musica del romanticismo e Opera verista. Durante l’Ottocento ebbero molta fortuna le opere di autori quali Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi. In generale i libretti delle opere di questo periodo furono influenzati dalla letteratura nazionale ma anche dal nascente romanticismo europeo e da William Shakespeare di conseguenza le trame sono spesso basate sui moti interiori dei personaggi, non di rado protagonisti di storie d’amore passionali e azioni tragiche. Fino a quasi la metà del XIX secolo la metrica dei libretti era caratterizzata dal prevalente utilizzo di versi parisillabi, assai incisivi e adatti al nuovo tipo di situazione scenica.

Il testo è generalmente molto essenziale. Molto utilizzata è la quadratura isometrica. Dalla metà del secolo in poi, molti librettisti cominciarono a sperimentare nuove strutture metriche più flessibili: molteplici sono le strofe polimetriche, i versi con sillabe dispari e le forme metriche mescolate tra loro. L’organizzazione formale del melodramma ottocentesco si fonda su quella che Abramo Basevi ha definito solita forma. I critici li hanno accomunati con l’epiteto di Giovane Scuola e, a partire da Cavalleria rusticana di Mascagni, alcuni di loro hanno seguito la via dell’opera verista, che ebbe particolare fortuna nell’ultimo decennio del XIX secolo.

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